T12 Massimo: il sogno di Tamburini da 230CV e 150Kg

Massimo Tamburini ha dato tanto al motociclismo, ma non ha avuto abbastanza tempo per esprimere tutte le sue idee. La T12 Massimo è il suo progetto incompiuto, portato a termine dal figlio. La moto da corsa definitiva, con un telaio brevettato ed una finezza costruttiva più unica che rara.

Massimo Tamburini, il Michelangelo del motociclismo. Un artista completo capace di dettare le regole stilistiche delle due ruote, disegnatore della MV Agusta F4 e di molti altri capolavori come la Ducati 916, tutte moto che a distanza di più di vent’anni conservano un fascino ed uno stile di riferimento.

A due anni dalla sua scomparsa, il figlio Andrea si è circondato dei collaboratori più stretti del geniale progettista per dare vita all’ultimo progetto compiuto di Massimo Tamburini. C’è voluto molto tempo, moltissimo denaro -nemmeno Andrea conosce la cifra esatta- e tanto lavoro, ma la T12 Massimo è finalmente ultimata.

Una moto senza compromessi, in cui ogni minimo dettaglio è stato studiato nel profondo per fare in modo che sia il migliore possibile. Il Massimo davvero, ecco. A vederla s’intende che è qualcosa di particolare, di unico. Nessuna casa produttrice probabilmente avrebbe permesso un progetto simile, libero da qualunque vincolo e così raffinato.

La T12 Massimo è inequivocabilmente unica, bellissima a cominciare dalla linea appuntita, dove l’aerodinamica regna sovrana. La carena è in fibra di carbonio, mentre dov’era possibile è stata aggiunta una rete per aumentare la ventilazione, a fare scuola anche in questo caso agli altri. Tutte le sovrastrutture sono in fibra di carbonio, fabbricate appositamente da una società leader nel settore dell’aeronautica per garantire un livello di qualità assoluta in termini sia di estetica sia di resistenza strutturale. Oltre alla carenatura, anche l’air box e i condotti di aspirazione sono in fibra di carbonio.

t12-massimo-2016-4La struttura del telaio è un classico design a traliccio con tubi in lega d’acciaio ad alta resistenza e struttura, con un proprio sistema brevettato che permette di modulare e regolare la rigidezza trasversale, senza la necessità di sostituire nessun elemento. In questo modo è possibile modificare il telaio in tempi minimi, anche -ad esempio- sulla griglia di partenza.  Il cannotto di sterzo poi è una fusione di magnesio bloccato dal traliccio di tubi in acciaio.
Il forcellone monobraccio, marchio di fabbriaca di Tamburini è anch’esso una fusione di magnesio così come la base di sterzo anteriore e il mozzo eccentrico della ruota posteriore, mentre i cerchi ruota sono forgiati in magnesio.

Nella migliore tradizione Massimo Tamburini, il motore è un elemento fondamentale della struttura del telaio, opportunamente serrato posteriormente da piastre fuse in magnesio. Le piastre alloggiano il forcellone monobraccio e il perno fulcro forcellone. Perno fulcro forcellone, rinvio e ammortizzatore sono tutti, ovviamente, completamente regolabili. Tutti gli altri componenti sono in Ergal, ricavati dal pieno.

La struttura del serbatoio, anch’esso in fibra di carbonio, è portante, scelta quest’ultima che ha consentito di integrarlo nella struttura t12-massimo-2016-8principale del telaio, fornendo al contempo al codino posteriore il suo supporto. Non solo Massimo Tamburini ha progettato la moto più leggera della sua categoria, ma anche la più compatta, così piccola che potrebbe a prima vista sembrare una moto da corsa di una classe di cilindrata inferiore. Il tutto infatti ferma l’ago della bilancia ad un peso a secco di 154,5 Kg.

Tutti i componenti rappresentano quanto di meglio esistente oggi sul mercato: sospensione anteriore e posteriore Öhlins GP, un tipo di ammortizzatore da corsa progettato appositamente secondo specifiche che Massimo Tamburini si è fatto realizzare dai tecnici Öhlins. Sistema frenante Brembo GP, dischi e pinze completi di innesti rapidi Staubli.

La strumentazione e tutta l’elettronica sono Motec e i cablaggi provengono dalla tecnologia aerospaziale.

t12-massimo-2016-24Infine, il motore BMW S1000RR è realizzato nella sua versione SBK più evoluta, con potenza che supera i 230 CV, un propulsore raffinato ed estremamente avanzato. Molto bello lo scarico, che secondo Massimo Tamburini sarebbe dovuto essere “o bellissimo, o invisibile” ed in questo caso si è optato per la seconda opzione. Una vera opera d’arte, prodotta da Arrow, che si può vedere soltanto in minima parte.

Probabilmente non vedremo una versione stradale di questa moto, così bella e completa, anche perché Tamburini non aveva intenzione di scendere a quei compromessi stilistici e di omologazione che avrebbero tappato le ali alla sua creatura. Impossibile conoscere il prezzo poi, così come il numero di T12 che verranno prodotte.

Vederla, però, è grandioso.

- Autore Cosimo Curatola

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